Behind the Artwork con i Meant. Intervista per scoprire l'universo dietro l'omonimo EP 'Meant'
Il vostro disco e il singolo sono accompagnati da artwork che sembrano molto curati e carichi di significato. Partiamo dall'ultimo singolo "Fuoriposto", è un titolo che già di per sé evoca un forte senso di disorientamento o alienazione. Come avete tradotto questo tema in musica e immagine?
Gran parte dei pezzi era già stata scritta all’arrivo di Andrea (voce), ma ancora prima del testo, i pezzi ci trasmettevano comunque un senso di straniamento, anche al di là dei canoni del genere - compreso Fuoriposto, che è l’ultimo pezzo che abbiamo scritto, e il primo dell’Ep. Il testo ha reso il messaggio ancora più diretto. Andrea porta infatti parte della sua esperienza personale, avendo lasciato un lavoro sicuro in cui però si sentiva, appunto, fuoriposto, per tornare a studiare a 28 anni. Un certo grado di precarietà e la ricerca di una direzione sono alcuni temi di cui l’EP (e anche altri pezzi che non sono ancora stati registrati) è pieno. Ci si chiede dove saremmo stati se non avessimo mai cambiato niente, oltre alla linea di tirare a campare s’intende. Il miglioramento delle proprie condizioni. È un tema classico in musica, ma ci sta un po’ attaccato perché viene da piccole-grandi esperienze personali. Crediamo molte persone provino sensazioni simili in questi anni strani, anche al di là dei periodi di passaggio all’età adulta. Ricerchiamo un posto in cui appartenere, spesso nascondendo noi stessi o parte di noi per conformarci agli altri.
L’EP però porta anche un po’ di speranza. La riflessione sul fatto che le cose cambiate in realtà abbiano portato ad un miglioramento, che il restare fermi fosse la mossa sbagliata e che il faticoso dirigerci verso dove guardavamo socchiudendo gli occhi, nel bene o nel male, sia stata l’aspirazione giusta.
Entrambe le copertine hanno in comune il soggetto, ovvero l'uccello (da me non ben identificabile), questo ha un significato simbolico? che può essere più o meno serio
La copertina del disco è stata pensata prima o dopo aver finito di lavorare sulle canzoni? Ci sono state idee scartate?
Le grafiche sono arrivate a pezzi ormai ultimati. L’artwork è stato curato da Anna Dietzel, una illustratrice italo-tedesca bravissima che abbiamo conosciuto online (shout-out ad Anna se per caso legge!). La seguivamo da un po’, l’occhio era caduto su alcune grafiche che aveva già fatto. Una in particolare, pensata per una serie di t-shirt, che raffigurava proprio degli uccelli, in fila, ognuno legato da una sorta di nastro o materiale non ben definito. Ci sono piaciuti moltissimo non solo i disegni, in sé incredibili, ma anche l’uso dei colori a tinta unita e…un certo tratto ‘metal’ - passateci il termine - che è un territorio molto distante dalle nostre sonorità, ma che tutti noi bene o male, in musica, chi più chi meno abbiamo sempre ascoltato e un po’ ascoltiamo.
L’artwork completo è una composizione con cinque volatili, ciascuno avvolto in qualcosa di non chiaro. Da lì, abbiamo estratto le copertine del singolo e dell’Ep, che non sono altro che una sezione di questo quadro, su due dei cinque pennuti, che ci piaceva per l’impatto immediato, di primo piano, che ci dà. Il disegno completo compare come inserto del vinile 7’’ che abbiamo stampato in edizione limitata 50 copie. A pensarci, non ci sono vere e proprie idee scartate, ma alcuni work in progress o varianti dello stesso artwork (ad esempio, una a tinta unita rossa e una verde).
Non significati simbolici, quindi - anche se a pensarci ex-post, il soggetto è al centro di alcuni album immacolati che abbiamo ascoltato tantissimo (Transatlanticism, Old Crows/Young Cardinals, The Hawk is Howling, Ashes of the Wake, Diamond Eyes, etc.) quindi, forse, alcune ‘presenze' involontarie, come per la musica, anche qui ci sono state :)
Il vostro nome ci piace davvero un sacco: "Meant". Con quale accezione lo avete pensato e perché la decisione di non inserirlo nella copertina del disco?
La scelta del nome non è stata semplice, né - possiamo dire - immediata. Fun fact, il gruppo nasce in tempi non sospetti - prima della formazione originaria - come PrimeUve, un ‘working name’ ironico e che ci ha sempre fatto sorridere, che rimanda ad un noto distillato molto diffuso nelle nostre zone.
Abbiamo scartato diverse opzioni e alla fine, dal più classico dei ‘listoni’, è uscito Meant. Ognuno di noi forse lo legge con accezione diversa: pensato per… (Meant to…) o come ciò che è inteso (mal-inteso). È molto prossimo ad una richiesta di scuse, che inizia spesso con la confessione di un fraintendimento, ‘non intendevo’ (dire questo / fare questo; didn’t mean to). Non ci sono invece richiami musicali (American football, NoMeansNo, etc.), a cui non pensavamo, ma che è divertente forse riconnettere a posteriori.
Quella di non inserirlo nel disco è stata una scelta meramente estetica; un’aggiunta avrebbe forse tolto qualcosa a un disegno che ci sembrava già facesse il suo molto bene così.


